Le Tartarughe d’Acqua: Oltre la Vaschetta col Palmizio

Per anni le tartarughe d’acqua sono state vendute come piccoli animali «usa e getta», ospitate nella classica vaschetta di plastica col palmizio finto. Quella vaschetta, in realtà, era una vera e propria condanna: troppo piccola, senza filtraggio, senza calore e senza luce adeguati, non permetteva a questi animali di crescere e vivere in salute. Le tartarughe d’acqua, infatti, hanno bisogno di ben altro: di un acquaterrario vero, spazioso, con acqua filtrata, lampade adatte e dimensioni pensate per l’animale adulto. In questa guida vediamo come prendersene cura davvero, andando finalmente oltre la vaschetta col palmizio.
Vedremo perché la vecchia vaschetta è sbagliata, perché bisogna pensare alle dimensioni da adulte, come allestire un vero acquaterrario, l’importanza del filtro e della qualità dell’acqua, il ruolo di calore e UVB, come alimentarle correttamente e perché non vanno mai liberate in natura. Tutto per offrire a questi animali la vita che meritano. Perché dietro una piccola tartaruga d’acqua c’è un animale che, curato bene, può accompagnarci per decenni.
Indice dei contenuti
Oltre la vaschetta col palmizio
Partiamo da un mito da sfatare. La vaschetta era una condanna.
La classica vaschetta col palmizio è del tutto inadeguata: le tartarughe d’acqua meritano ben altro, come ricorda la guida ai rettili. Troppo piccola. Nessun filtro. Serve molto di più.
Diventano grandi: pensare all’adulto
Vediamo un errore di previsione comune. I piccoli diventano grandi.
I piccoli venduti diventano grandi e vivono a lungo, come le longeve tartarughe di terra. Crescono molto. Vivono decenni. Pensare all’adulto.
L’acquaterrario vero
Passiamo alla loro vera casa. Acqua per nuotare e terra per asciugarsi.
Serve un acquaterrario ampio, con tanta acqua e una zona emersa asciutta, secondo i criteri dell’allestimento del terrario. Acqua per nuotare. Zona emersa. Spazio adeguato.
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Veniamo a un aspetto cruciale. L’acqua deve restare pulita.
Sono animali «sporchi»: servono un buon filtro e cambi d’acqua, perché l’acqua sporca porta infezioni da trattare con un veterinario per rettili. Filtro potente. Cambi regolari. Acqua sempre pulita.
Lampade: calore e UVB
Passiamo alla luce, spesso dimenticata. Calore e raggi UVB.
Sulla zona emersa servono una lampada di calore e una lampada UVB, per asciugarsi e per il guscio. Punto caldo per asciugarsi. UVB per il guscio. Calcio sempre.
L’alimentazione: onnivora e varia
Vediamo la dieta, spesso monotona e sbagliata. Serve varietà.
Sono onnivore: mangimi specifici, un po’ di proteine e insetti, come spiega l’alimentazione degli insettivori, con più verdure da adulte. Dieta varia. Non solo gamberetti secchi. Con il calcio.
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Concludiamo con una regola assoluta. Non abbandonarle mai.
Liberare una tartaruga in natura è illegale e dannoso: alcune specie sono invasive, come spiega l’articolo sulle specie detenibili. Mai in natura. Alcune sono invasive. Solo specie legali.
Domande frequenti
Perché la vecchia vaschetta col palmizio è sbagliata? La classica vaschetta di plastica col palmizio finto, per anni venduta insieme alle piccole tartarughe d’acqua, è in realtà del tutto inadeguata e rappresenta, di fatto, una condanna per l’animale. È infatti troppo piccola, non consente un vero nuoto, non prevede alcun sistema di filtraggio dell’acqua e non offre né il calore né l’illuminazione UVB necessari alla salute della tartaruga. Inoltre, non tiene in alcun conto la crescita dell’animale. Una tartaruga tenuta in queste condizioni sviluppa presto gravi problemi di salute, dalle infezioni al deterioramento del guscio. Per prendersi cura davvero di una tartaruga d’acqua è quindi indispensabile allestire un vero acquaterrario, spazioso e correttamente attrezzato: la vaschetta col palmizio va definitivamente abbandonata.
Quanto diventano grandi le tartarughe d’acqua? Uno degli errori più comuni riguarda proprio le dimensioni: le tartarughe d’acqua vengono spesso vendute quando sono ancora piccolissime e adorabili, ma molte specie crescono fino a raggiungere dimensioni ragguardevoli e vivono per molti anni, spesso per decenni. Proprio la mancata considerazione della taglia da adulte è uno dei motivi principali per cui tantissime tartarughe finiscono per essere abbandonate quando diventano troppo grandi per l’ambiente in cui sono tenute. È quindi fondamentale, fin dall’inizio, informarsi sulle dimensioni che l’animale raggiungerà da adulto e sulla sua longevità, e predisporre un acquaterrario sufficientemente grande, pensando alla tartaruga adulta e non al piccolo appena acquistato.
Che ambiente serve a una tartaruga d’acqua? Una tartaruga d’acqua ha bisogno di un vero acquaterrario, ovvero di un ambiente che unisca una parte acquatica e una parte emersa. Serve innanzitutto abbondante acqua, profonda a sufficienza da permettere all’animale di nuotare liberamente, e una zona emersa e asciutta, una piattaforma su cui la tartaruga possa salire completamente per uscire dall’acqua e asciugarsi. Sono poi indispensabili un buon filtro, per mantenere pulita l’acqua, e un riscaldatore, per assicurare la corretta temperatura. Sopra la zona emersa vanno infine collocate una lampada di calore e una lampada UVB. Tutto l’allestimento, come già detto, deve essere dimensionato sulla taglia della tartaruga adulta, e non su quella del piccolo appena arrivato.
Come si tiene pulita l’acqua e cosa mangia una tartaruga d’acqua? Le tartarughe d’acqua sono animali che sporcano molto, per cui la qualità dell’acqua è un aspetto cruciale: sono indispensabili un filtro potente e regolari cambi parziali dell’acqua, poiché un’acqua sporca favorisce problemi seri, come il deterioramento del guscio e le infezioni agli occhi e alle vie respiratorie. Quanto all’alimentazione, questi animali sono onnivori e hanno bisogno di una dieta varia: mangimi specifici di buona qualità per tartarughe acquatiche, una parte di proteine adatte, come piccoli insetti o altre prede idonee, e una quota crescente di vegetali e piante acquatiche con l’età, oltre a una fonte di calcio, come l’osso di seppia. Va assolutamente evitata una dieta monotona a base dei soli gamberetti o insetti essiccati, che provoca carenze nutrizionali.
È vero che le tartarughe d’acqua non vanno mai liberate in natura? Sì, ed è una regola assoluta e di grande importanza. Liberare una tartaruga d’acqua in natura, in laghetti, stagni o corsi d’acqua, è un gesto illegale e dal grave impatto ecologico. Alcune specie, come la nota tartaruga dalle orecchie rosse, sono infatti considerate specie esotiche invasive, capaci di arrecare seri danni alla fauna autoctona, e il loro commercio e la loro detenzione sono soggetti a regole restrittive o a divieti. Per questo non bisogna mai abbandonare né liberare una tartaruga, ed è importante procurarsi soltanto le specie effettivamente consentite, da fonti legali. Qualora non si fosse più in grado di occuparsi dell’animale, occorre cercare soluzioni corrette e legali, senza mai ricorrere all’abbandono. È sempre bene informarsi sulle regole relative alle specie detenibili e a quelle invasive.
In sintesi: le tartarughe d’acqua non sono animali «usa e getta», e la vecchia vaschetta col palmizio, del tutto inadeguata, va definitivamente abbandonata. Questi animali crescono molto e vivono a lungo, spesso per decenni, per cui l’allestimento va pensato sulla taglia da adulte. Serve un vero acquaterrario, con abbondante acqua per nuotare e una zona emersa asciutta, un buon filtro e cambi regolari per la qualità dell’acqua, un riscaldatore e, sulla zona emersa, una lampada di calore e una lampada UVB. La dieta dev’essere onnivora e varia, con mangimi specifici, proteine, vegetali e calcio, mai monotona. Infine, una regola assoluta: non liberarle mai in natura, perché è illegale e dannoso, scegliendo solo specie legali. Curate così, sono compagne affascinanti e di lunga vita.
Le tartarughe d’acqua sono state a lungo vittime di una gestione sbagliata, simboleggiata dalla classica vaschetta di plastica col palmizio finto: un contenitore del tutto inadeguato, che non permette un vero nuoto, non filtra l’acqua e non offre calore e luce UVB, rivelandosi di fatto una condanna. Prendersene cura davvero significa andare ben oltre quella vaschetta. Il primo punto è la taglia: i piccoli venduti diventano grandi e vivono per molti anni, spesso per decenni, ed è proprio la mancata previsione delle dimensioni da adulte a portare a innumerevoli abbandoni. Serve dunque un vero acquaterrario, dimensionato sull’animale adulto, con abbondante acqua profonda per nuotare e una zona emersa e asciutta su cui salire e asciugarsi. Fondamentali sono un filtro potente e regolari cambi d’acqua, perché questi animali sporcano molto e l’acqua sporca provoca deterioramento del guscio e infezioni, insieme a un riscaldatore per la giusta temperatura. Sopra la zona emersa vanno collocate una lampada di calore e una lampada UVB, indispensabili per la salute del guscio e delle ossa. L’alimentazione dev’essere onnivora e varia, con mangimi specifici di qualità, proteine adatte, una quota crescente di vegetali con l’età e una fonte di calcio, evitando la monotona dieta a base di soli gamberetti secchi. Infine, una regola assoluta: le tartarughe non vanno mai liberate in natura, gesto illegale e dannoso, dato che alcune specie sono invasive; vanno scelte solo specie legali, da fonti legali, e seguite da un veterinario specializzato in rettili.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno uno scopo puramente divulgativo e informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere di un medico veterinario specializzato in rettili e animali esotici, né costituiscono consulenza legale. Le tartarughe d’acqua hanno esigenze precise di spazio, qualità dell’acqua, calore e illuminazione UVB, la cui carenza causa gravi problemi come il deterioramento del guscio e la malattia metabolica delle ossa. È inoltre fondamentale non liberare mai una tartaruga in natura, gesto illegale e dannoso, e procurarsi esclusivamente specie consentite da fonti legali, verificando la normativa vigente, comprese le disposizioni sulle specie invasive. In presenza di qualsiasi segnale di malessere è fondamentale rivolgersi tempestivamente a un veterinario esperto. Ti ricordiamo inoltre che i servizi di pet sitting per animali esotici della nostra rete hanno una disponibilità e una copertura territoriale variabili, da verificare di volta in volta senza impegno. Il principio che ci guida resta uno soltanto: il benessere, la salute e la dignità dell’animale vengono sempre prima di tutto.
